Ieri è stata scritta un’altra pagina nera per la nostra democrazia: il governo Berlusconi ha imposto agli italiani il ritorno al nucleare attraverso il disegno di legge sviluppo, approvato in via definitiva al Senato. Questa proposta era stata già respinta dai cittadini, attraverso un referendum, nel 1987.
Si tratta di una questione che riguarda l’intero popolo italiano ed i cui effetti si ripercuoteranno sulle generazioni future, e tutto questo avviene senza che la popolazione possa esprimere il suo parere. Che il grado di democrazia del nostro Paese si fosse notevolmente abbassato era ormai noto da tempo, ma dopo quest’ultimo scellerato disegno di legge credo si siano superati davvero i limiti della decenza.
Insomma, mentre Obama va avanti con la sua politica verde, il nostro governo ha fatto fare al nostro Paese un passo indietro spaventoso, mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini, al sol fine di rimpinguare le casse di pochi imprenditori senza scrupoli e di assoggettarsi alle lobby del nucleare.
La scelta di questa energia obsoleta non è un segnale di sviluppo, né di risparmio. Il nucleare di terza generazione (tra l’altro già vecchio di 50 anni) è pericoloso, dispendioso, ambientalmente distruttivo e, sul piano della salute, una bomba ad orologeria. E non è sicuramente la risposta giusta al problema energetico esistente. Basti pensare che, a pieno regime, esso non riuscirà a soddisfare neppure il 10% del fabbisogno energetico nazionale. Inoltre non sappiamo ancora neanche come smaltire le scorie radioattive, e nessuno in merito ha mai trovato una risposta. E di fronte a tutto questo e ai pericoli scientificamente provati del nucleare di terza generazione, il governo Berlusconi che fa? Approva una legge per riportarlo in auge.
Il nostro Paese ha una posizione geografica invidiabile, al centro del Mediterraneo, chilometri e chilometri di coste, sole per 11 mesi all’anno, ricco di fonti alternative e innovative. Avremmo potuto investire in quello che la natura ci ha donato, nel solare, nell’eolico e creare nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per l’imprenditoria. Ma così non è stato, perché questo Governo pensa agli interessi dei soliti furbetti e non ai cittadini.
Tra l’altro, l’Italia ha bisogno di investimenti concreti nelle energie pulite perché è inadempiente rispetto agli obblighi comunitari relativi al protocollo di Kyoto e anche perché sarebbero un volano di innovazione e nuove occupazioni, come dimostrano le esperienze della Spagna, della Germania e di molti altri Paesi tecnologicamente avanzati.
venerdì 10 luglio 2009
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